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Champions League, due parole magiche. Da inseguire con il sorriso, senza pressione. Sbandierare obiettivi tanto importanti non avrebbe senso, si rischierebbe di illudere un pubblico caldissimo che, al contempo, non vede però l’ora di tornare a giocare in settimana. Che sia al martedì/mercoledì o al giovedì, lo diranno solo tempo e campo, dove questa macchina da gol (50 in campionato, Juve a -1), nonostante il low profile, ha comunque i mezzi per dar fastidio ad avversari forse superiori sotto l’aspetto tecnico, ma inferiori in altri in cui l’Atalanta è più “leggera” (sabato c’è il Milan). A Zingonia, quindi, si può puntare all’Europa più bella?
classifica: — 3 Inter (43 punti), 4 Milan (39), 5 Atalanta (38), 6 Roma (38), 7 Lazio (38), 7 Torino (34), 8 Sampdoria (33).
PERCHÉ SÌ
gioco e forma — “Dura all’inizio, poi vai alla grande”, è il leitmotiv di chi ha lavorato e lavora con Gasperini. Preparazione dura, da dicembre in poi hai più benzina (non è un caso che quest’anno, dopo 23 turni, la Dea abbia 2 punti in più rispetto alla scorsa Serie A). La squadra corre, corre e corre, grazie all’arretramento di Gomez sulla trequarti (Chievo-Atalanta, 21 ottobre 2018) ha svoltato: più spazio per Zapata (16 squilli in campionato, 21 in stagione in 31 presenze), Ilicic a destra a inventare, Hateboer e Castagne (o Gosens) a difendere e offendere sulle due fasce con una regolarità impressionante.
pressione — Rispetto alle altre piazze, a Bergamo non c’è nulla da perdere. Lo spiega, chiaro e tondo, il pensiero del Papu al termine del successo sulla Spal: “La Champions sarebbe un sogno, ma ciò che conta è l’Europa”. Giusto viverla così. Milan, Roma e Lazio hanno l’obbligo del risultato, non l’Atalanta che, supportata da tifosi che spingono in modo “diverso” (senza pretendere il quarto posto), ha i mezzi per essere la mina vagante fino alla fine.
calendario — Quella Europa svanita ad agosto nella maledetta serata di Copenaghen, da ora in poi (scherzo del destino) può rivelarsi un fattore nei confronti di 2 avversarie su 3 (escludendo, al momento, l’Inter con 43 punti). Lo ha spiegato proprio il Gasp dopo l’1-0 di Cagliari: “Abbiamo più tempo per recuperare”. Al contrario di Roma e Lazio, per le quali Champions ed Europa League potrebbero incidere sia in caso di qualificazione (nelle gambe) che di eliminazione (contraccolpo psicologico).
PERCHÉ NO
rosa — Difesa con tanti titolari, ancor di più con l’arrivo a gennaio di Ibanez, idem gli out esterni. Al contrario, mancano delle alternative di livello in mediana e in attacco. Titolarissimi De Roon e Freuler, dietro i soli Pessina e Pasalic, col croato pronto come “vice” anche più avanti (vedi, per esempio, il 3-0 sulla Juve entrando per Ilicic, lì Gomez più vicino a Zapata). Niente acquisti a gennaio dopo le partenze di Rigoni e Tumminello. Basterà il solo Barrow? La speranza è che Kulusevksi (classe 2000) possa essere l’ennesima scommessa vinta della gestione-Gasperini, già a partire dal girone di ritorno. rush finale — Prendendo in prestito le parole di Castagne prima del successo con la Spal (“Vedremo come staremo di testa nelle ultime giornate”), da valutare la tenuta psicologica di un gruppo che sì, oggi, gioca libero dal punto di vista mentale, ma che in un ipotetico rush finale si ritroverebbe a gestire il “peso” di risultato che, a quel punto, varrebbe doppio. gol subiti — Rispetto all’andata da eliminare quei k.o. con squadre alla portata (Cagliari, Spal, Samp, Empoli e Genoa). Le recenti vittorie contro Semplici e Maran sono positivamente indicative, adesso serve continuità. Attese conferme pure nella gestione del risultato e dei vari momenti all’interno dei 90′: per esempio, talvolta rischioso scoprirsi dopo aver acquisito il vantaggio (non è un caso che quella dell’Atalanta sia la peggior difesa tra le prime 8 con 31 gol subiti).